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Appuntamento nella Capitale per la tutela della biodiversità

Tutela della biodiversità
di M. L.

Ospitata al Bioparco fino all’8 dicembre, la mostra “Plasticocene” è dedicata all’ambiente acquatico e marino. Attraverso installazioni artistiche e pannelli divulgativi che coniugano arte, scienza e biodiversità, intende informare e coinvolgere i cittadini al rispetto e alla salvaguardia dell’ambiente

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Allestita nella sala degli elefanti del Bioparco di Roma fino all’8 dicembre, la mostra “Plasticocene’ è un percorso che unisce arte e scienza per sensibilizzazione al rispetto e alla tutela dell'ambiente acquatico e marino. Attraverso installazioni artistiche e pannelli informativi si approfondiscono temi come la nascita della plastica e il suo uso/riuso, la tropicalizzazione dei mari causata dai cambiamenti climatici, la sovrapesca e l'invasione delle specie aliene, con focus sull'inquinamento da plastiche e microplastiche.

 Il percorso espositivo è formato da installazioni di grande impatto come la “Canoa lignea sul mare di plastica”, costituita da una canoa in legno realizzata da uno degli ultimi maestri d'ascia veneziani, che naviga su un mare costituito da 100 bottiglioni d'acqua da 18 litri, rendendo così l'idea del movimento e dell'acqua. Si descrive l'invasione di macro-plastica di fiumi e mari, dove però la barca rappresenta un’apertura verso una visione ecosostenibile del mondo. “La famiglia di meduse aliene” è invece costituita da cinque meduse giganti realizzate con materiale plastico di recupero ritrovato sulle spiagge e non solo, a sottolineare il mare gelatinoso a causa del caldo dovuto al cambiamento climatico.

Divulgazione per salvaguardia dell'ambiente marino

Le altre proposte espositive riguardano “Nautilus”, un bassorilievo in argilla del mollusco, con impressi i calchi di oggetti in plastica di uso quotidiano, apparso sulla Terra 500 milioni di anni fa e ora considerato un fossile vivente che con la sua forma, che potrebbe continuare all’infinito, evoca una speranza di rinascita;  “Non è solo acqua”, in cerchi in plexiglas, che rappresenta l'ingrandimento al microscopio di una goccia d'acqua, con lo straordinario mondo del plancton, invisibile a occhio nudo, ma che genera gran parte dell'ossigeno della terra; “Mangiamo ciò che laviamo”, una composizione formata da una lavatrice rossa con un polpo gigante che esce dall’oblò assieme a una rete di 100 metri abbandonata, che simboleggia le tante microfibre sintetiche che arrivano in mare dai lavaggi e che entrano nella catena alimentare dei pesci e dell'uomo stesso. Infine, “Plasticocene”, l’opera che rappresenta un mare arrabbiato, composto da una matassa di fili plastici azzurri su una base di cassette di polistirolo e di plastica a mo’ di effetto onda, in cui si trovano diversi oggetti di plastica come pneumatici, flaconi, lamette…, assieme a coralli, conchiglie e stelle marine. Al suo centro spicca un'urna cineraria in vetro, con all'interno una carta di credito dorata che simboleggia i cinque grammi di plastica che ogni persona ingerisce mediamente in una settimana.  

L’iniziativa è ideata e curata da Elisabetta Milan, con il supporto scientifico del WWF-Area marina protetta di Miramare (Ts), che lancia un messaggio di speranza ai futuri cittadini del mondo: ancora siamo in tempo per invertire la rotta e far sì che nel 2050 non ci sia più plastica che pesci nei nostri mari.

Informazioni: https://www.bioparco.it/attivita-ed-eventi/plasticocene-la-mostra-itinerante-dedicata-allambiente-acquatico-e-marino/

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