I serious games per preparare i giovani a un futuro sostenibile
Il game-based learning - che utilizza giochi educativi per veicolare concetti e contenuti - sta guadagnando sempre maggiore attenzione come metodologia efficace e coinvolgente per creare conoscenza. Un approccio alla base del progetto “Change the Game”, che riunisce una rete di ricercatori e ricercatrici dell’Ente nello sviluppo di giochi per le giovani generazioni volti a favorire la conoscenza dei temi di frontiera collegata agli obiettivi dell'Agenda Onu 2030. Ne abbiamo parlato con Armida Torregiani e Alberto Zanelli dell’Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività del Cnr
Giocare per imparare e, perché no, per cimentarsi con la creazione di un futuro più sostenibile, equo e consapevole. È questa la scommessa di “Change the game: giocare per prepararsi alle sfide di una società sostenibile” (https://www.changegame.cnr.it), un progetto finanziato nell’ambito del programma Progetti di ricerca @Cnr che riunisce ricercatori e ricercatrici dell’Ente di varia estrazione e diversi Istituti di ricerca accomunati da un’unica passione: sfruttare le potenzialità del gioco per coinvolgere le giovani generazioni in percorsi educativi innovativi e coinvolgenti, con particolare attenzione ai temi legati al Green Deal e agli obiettivi dell’Agenda Onu 2030.
Cuore del progetto è rappresentato dai serious games, giochi che hanno come obiettivo primario l’apprendimento. Prendendo spesso spunto da esperienze già “collaudate” e conosciute dal grande pubblico, i serious game in via di sviluppo rivisitano i giochi noti in chiave scientifica e li declinano su temi come il cambiamento climatico, l’economia circolare, le nuove tecnologie, la biomedicina e molto altro ancora. La sfida è riuscire a trasmettere concetti complessi, e spesso di stringente attualità, attraverso esperienze concrete, accessibili e divertenti.
Tra i giochi già sviluppati e portati all’attenzione del pubblico, "RawSeekers - Control raw materials, dominate strategic technologies" - ideato da ricercatori e ricercatrici dell’Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività (Isof) del Cnr - è ispirato al celebre Risiko. L’attenzione è però posta non sulla semplice conquista delle terre, ma sulla necessità di garantirsi l’approvvigionamento di materie prime strategiche necessarie alla realizzazione di dispositivi tecnologici, ottenendo la gestione dei loro giacimenti distribuiti in modo non uniforme sul Pianeta. Prende, invece, spunto dai combat card games come “Magic: The Gathering” e “Yu-Gi-Oh!” il gioco di carte ideato dal Cnr-Isof "Mendeleev's World": in esso, tramite i duelli di carte, i giocatori imparano l'importanza delle materie prime critiche nelle tecnologie per la transizione verde, così come le varie fonti energetiche e le policy che le regolamentano.
"Mendeleev's World", il gioco di carte sviluppato dal Cnr-Isof dedicato ai temi delle materie prime critiche nelle tecnologie per la transizione verde
Entrambi sono stati presentati, assieme a molti altri, all’ultima edizione del Festival nazionale del Gioco “Play” di Bologna, manifestazione diventata nel corso degli anni un punto di riferimento per tutti gli appassionati del mondo dei giochi, riscuotendo un interesse da un pubblico qualificato e, quindi, particolarmente esigente. “La cosa più inaspettata è stata sentirci chiedere: ‘dove si comprano’? Lì abbiamo capito che il test stava funzionando, e che i nostri giochi potevano competere con i tanti espositori presenti, offrendo il giusto mix tra qualità dei contenuti, innovatività e divertimento”, afferma Armida Torreggiani del Cnr-Isof che ha dato un significativo impulso al network, partendo dalla pluriennale esperienza maturata nell’ambito della divulgazione per i più giovani tramite il progetto “Il linguaggio della ricerca”.
Attualmente, la rete ChangeGame conta sul contributo di oltre 60 colleghi da 20 Istituti Cnr distribuiti in 14 diverse città: i giochi già sviluppati coprono tematiche che spaziano dalla corretta alimentazione al riciclo, dall’economia circolare alla scienza dei quanti, e molto altro ancora. “Sono 15 i giochi educativi, digitali e non, sui quali il team è attualmente al lavoro”, aggiunge Alberto Zanelli (Cnr-Isof), anch'egli membro del network. “Anche se siamo orgogliosi dell’attenzione dimostrata degli appassionati di gaming, il target privilegiato della nostra attività rimane quello delle scuole. Infatti, molti di questi giochi educativi sono già a disposizione di insegnanti e studenti in tutta Italia, con l’obiettivo di integrare sempre più la didattica tradizionale con approcci innovativi, interdisciplinari e centrati sullo studente”.
Il progetto, infatti, si fonda sul modello educativo 5E - Engage, Explore, Explain, Elaborate, Evaluate -, che consente di strutturare percorsi didattici dinamici dove i ragazzi e le ragazze non solo imparano, ma diventano anche attori attivi nella diffusione delle conoscenze apprese.
Una rappresentanza del gruppo ChangeGame del Cnr
“L’approccio ludico è uno strumento potente per stimolare gli studenti sia sul piano cognitivo che emotivo e sensoriale, rendendo l’apprendimento più efficace e duraturo, aiutando a superare anche barriere culturali, psicologiche o di genere che spesso ostacolano l’accesso alle materie Stem”, conclude Torreggiani. “Un approccio il cui successo è anche confermato dalle tante manifestazioni divulgative scientifiche sparse su tutto il territorio nazionale che offrono esperienze laboratoriali per i più piccoli. Ma è importante anche ‘intercettare’ il pubblico adulto, così come la fascia di studenti e studentesse che va dal liceo all’università, attraverso idee e proposte nuove: proprio loro, infatti, saranno i cittadini che ‘vivranno’ la transizione energetica e avranno quindi la responsabilità di prendere decisioni cruciali per il pianeta. Renderli consapevoli delle sfide che li aspettano attraverso il gioco può, forse, essere il modo più serio per iniziare!”.
Fonte: Armida Torreggiani, Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività, armida.torreggiani@cnr.it, Alberto Zanelli, Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività, alberto.zanelli@cnr.it