Focus: Scienza in gioco

Apprendere come affrontare il rischio sismico svagandosi

Sismopoli
di Rita Bugliosi

È quanto propone Sismopoli, un gioco da tavolo sviluppato da un gruppo di lavoro dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria (Igag) del Cnr e pensato per accrescere la consapevolezza dei cittadini sul rischio sismico del nostro Paese. Ce lo illustra Margherita Giuffrè, ricercatrice dell’Igag, tra le curatrici del progetto

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L’Italia è un Paese a elevato rischio sismico e i numerosi terremoti che si sono verificati, a causa dell’intensità dei danni provocati, hanno comportato un impatto sociale ed economico rilevante. Basta ricordare quello dell'Aquila del 2009 o del Centro Italia del 2016, solo per citarne di recenti, in cui i lavori di ricostruzione degli edifici sono ancora in corso, con disagi prolungati per la popolazione. È importante, quindi, mettere in atto un’adeguata gestione dei rischi naturali dal punto di vista della pianificazione urbana e territoriale, attività che coinvolge molteplici attori, discipline e interessi della società civile, superando la logica del singolo edificio e intervenendo invece in modo sistemico con politiche di prevenzione.

Occorre investire risorse anche in campo formativo, per sviluppare negli studenti e nella società civile maggiore consapevolezza del problema. Una finalità formativa in questo ambito è perseguita da un’attività dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria (Igag) del Cnr in cui il gruppo di ricerca “Laboratorio inStabile” ha sviluppato “Sismopoli”, un serious game  (un gioco analogico finalizzato a formare, educare e a insegnare inserendo elementi ludici in contesti seri) per la riduzione del rischio sismico urbano, come spiega Margherita Giuffrè del Cnr-Igag: “Sismopoli è progettato per esplorare come la metodologia di apprendimento basata sul gioco possa influenzare i processi di consapevolezza della comunità su questioni prioritarie nei contesti urbani. In particolare, lo sviluppo di Sismopoli è stato impostato sull’analisi di 39 serious games incentrati sui rischi naturali e sulla loro gestione in ambienti complessi, interpretati attraverso tre chiavi di lettura che riteniamo essenziali per accrescere la consapevolezza del rischio nella società civile: la cura del territorio, per riflettere sulla dimensione spaziale urbana come luogo in cui la comunità si relaziona e si riconosce; la comprensione del rischio, come interazione tra fattori fisici e società; la promozione della partecipazione della comunità, come dimensione sociale e collettiva necessaria per attuare un processo di apprendimento reciproco”.

Sismopoli

Per comprendere meglio le caratteristiche di Sismopoli, va precisato che si tratta di un gioco da tavolo progettato per 2-6 giocatori e testato con studenti dai 16 anni in su, ma anche con un pubblico più ampio e con diversi background formativi e professionali. Vediamo allora come è concepito. “L'obiettivo del gioco è migliorare la sicurezza urbana in un insediamento, suddiviso in quartieri con funzioni abitative e urbane, collocato in un territorio con effetti sismici locali variabili a causa delle caratteristiche specifiche del terreno. I giocatori devono collaborare per mettere in sicurezza gli edifici che ospitano funzioni pubbliche e private e devono garantire la tenuta di strade e spazi pubblici in vista di un terremoto atteso”, chiarisce la ricercatrice. “Ciò consentirà loro di gestire efficacemente la fase di emergenza, di facilitare il recupero e di ricostruire gradualmente in modo più sicuro”.

Le attività che i giocatori devono svolgere prevedono diverse fasi. “I requisiti prestazionali che l'insediamento deve soddisfare sono impostati su tre livelli di sicurezza da raggiungere, progressivamente sempre più complessi: dal livello di sicurezza minimo (la gestione dell'emergenza) a un livello intermedio (l'avvio della ripresa), fino al livello completo (la ricostruzione totale dell'insediamento). L'obiettivo principale è ridurre la vulnerabilità di tutte le funzioni pubbliche e di quelle residenziali presenti sui percorsi strategici che si trovano nel livello di sicurezza prescelto”, continua Giuffrè.

Ma i partecipanti devono fare anche altro. “Muovendosi lungo un percorso perimetrale, scandito da differenti caselle che corrispondono a diverse possibilità di azione - Interventi, Bonus, Imprevisti, Conoscenza, Terremoto -, i giocatori interagiscono sulla base della conoscenza dei fattori di rischio (pericolosità sismica, vulnerabilità degli edifici ed esposizione di persone e beni) e sulla loro relazione, che determina il costo degli interventi da attuare. Le condizioni di vittoria sono di due tipi: collettiva, in cui insieme i giocatori raggiungono il livello di sicurezza previsto, e individuale, determinata dal numero di elementi verdi - ovvero sicuri - presenti in ciascun quartiere”, aggiunge l’esperta.

Una volta sviluppato il prototipo e realizzati i test iniziali del gioco, è stata effettuata una valutazione sull’usabilità e la giocabilità di Sismopoli nell’ambito di diversi eventi pubblici tramite la somministrazione di un questionario e i risultati hanno dimostrato che le meccaniche di gioco sono intuitive, il gameplay è piacevole e i giocatori si sentono coinvolti nel raggiungimento degli obiettivi legati al rischio.

L’attività del gruppo di lavoro sta comunque proseguendo. “Attualmente la ricerca si sta concentrando sulla valutazione dell'efficacia di Sismopoli nell'aumentare la consapevolezza del rischio sismico. Un laboratorio didattico strutturato è stato recentemente implementato presso una scuola secondaria di Roma, nell'ambito dell'iniziativa istituzionale ‘Roma scuola aperta-Mappa della città educante 2024-2025’; la valutazione è stata effettuata tramite questionari pre e post attività, con risultati promettenti in termini di coinvolgimento e apprendimento degli studenti.

Il passo successivo è quello di integrare la simulazione di gioco in iniziative di citizen science, consentendo ai partecipanti di applicare le conoscenze acquisite in contesti reali, direttamente nei propri territori”, conclude Giuffrè.

Fonte: Margherita Giuffrè, Istituto di geologia ambientale e geoingegneria,  margherita.giuffre@cnr.it

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