Focus: Terra

Biodiversità: una ricchezza che stiamo perdendo

Foresta
di Rita Bugliosi

All’origine di questo problema c’è l’attività umana e i suoi effetti negativi sull’ambiente, che mettono in pericolo tante specie animali e vegetali. Emiliano Mori, ricercatore dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Cnr, esamina questo diffuso fenomeno, ricordando gli interventi che possono essere messi in atto per contrastarla: dalla riforestazione all’uso dei droni per sorvegliare le aree verdi

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La biodiversità, ossia la varietà di specie animali e vegetali presenti sul nostro Pianeta, costituisce una risorsa fondamentale per la nostra sopravvivenza, oltre che una ricchezza economica e sociale. Si tratta infatti di un bene indispensabile, poiché svolge funzioni essenziali; per fare solo qualche esempio: le piante convertono l’energia del sole rendendola disponibile per altre forme di vita, i batteri e altri organismi viventi scompongono la materia organica in nutrienti che forniscono alle piante un terreno sano in cui crescere. In sintesi, la biodiversità ci garantisce aria pulita, acqua potabile, terreni fertili, l’impollinazione delle coltivazioni.

Oggi però questo importante tesoro è in pericolo, si sta infatti perdendo la biodiversità a causa dell’attività umana, che ha alterato e degradato l’ambiente su vasta scala, come sottolinea anche Emiliano Mori dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri (Iret) del Cnr: “La biodiversità del nostro Pianeta è in grave pericolo e sta affrontando la sua sesta crisi globale. Secondo il rapporto dell'Ipbes (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services), circa un milione di specie animali e vegetali rischiano l'estinzione nei prossimi tre decenni. Le principali cause di questa crisi sono - nell’ordine - la distruzione degli habitat, l'introduzione di specie invasive, il cambiamento climatico, l'inquinamento e il bracconaggio”.

Sebbene si tratti di un fenomeno diffuso, che provoca conseguenze negative su tutta la Terra, ci sono specie che sono più in pericolo di altre. “Tra le più minacciate figurano alcuni dei simboli della biodiversità mondiale, definite specie bandiera: la tigre (Panthera tigris), ad esempio, ha visto il suo numero ridursi drasticamente a causa della deforestazione e della caccia illegale. Ma anche il rinoceronte di Giava (Rhinoceros sondaicus), uno dei mammiferi più rari al mondo, conta ormai meno di 80 esemplari in libertà”, precisa il ricercatore del Cnr-Iret. “Anche molte specie marine sono a rischio: alcune tartarughe, come la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea), vittime dell'inquinamento da plastica e delle reti da pesca, stanno scomparendo in diverse aree del mondo. Il declino delle api selvatiche - non quelle da miele (Apis mellifera), che sono domestiche e invasive in gran parte del Pianeta -, inoltre, mette in pericolo la sicurezza alimentare globale, poiché questi insetti sono fondamentali per l'impollinazione di molte colture”.

Tigre

E non bisogna credere che il nostro Paese sia esente da questa minaccia che mette in pericolo tante specie. “L’orecchione sardo (Plecotus sardus), un piccolo pipistrello fondamentale per il controllo biologico di numerosi insetti nocivi, è attualmente il mammifero più a rischio critico d’Europa: negli ultimi 30 anni la sua popolazione, limitata alla Sardegna, ha subito un drastico declino a causa degli incendi boschivi e della mancanza di efficaci misure di conservazione. Anche l’orso marsicano (Ursus arctos marsicanus), presente con pochissimi esemplari nel Parco Nazionale d’Abruzzo, è una delle specie più minacciate dello Stivale”, sottolinea Mori. “Al contrario, la lontra (Lutra lutra), grazie a una rigorosa protezione legale e a mirate campagne di ricerca, sta progressivamente uscendo dallo stato di minaccia. Anche il lupo (Canis lupus), grazie agli interventi di conservazione, ha riconquistato sia aree storicamente abitate sia nuovi territori. Tuttavia, molte specie marine, come la foca monaca del Mediterraneo (Monachus monachus), restano in forte pericolo a causa dell’inquinamento e della pesca intensiva”.

Questa grave e preoccupante situazione, che ha, peraltro, conseguenze sulla vita di tutti noi e sul nostro benessere, richiede interventi urgenti, ricorda Mori: “Sono necessarie azioni concrete per la conservazione della fauna e della flora. Una delle strategie più efficaci è la creazione di aree protette, come parchi nazionali e riserve naturali, che offrono un rifugio sicuro per molte specie. Anche le leggi internazionali, come la Convenzione di Washington (Cites), sono fondamentali per limitare il commercio illegale di animali e piante in via di estinzione. Un altro strumento cruciale è la riforestazione e il ripristino degli ecosistemi degradati; programmi di rimboschimento in Amazzonia, Africa e Asia stanno cercando di ricreare habitat naturali per molte specie a rischio. Inoltre, il coinvolgimento delle comunità locali è essenziale: sensibilizzare le popolazioni che vivono a stretto contatto con la fauna selvatica aiuta a promuovere pratiche sostenibili”.

Un aiuto importante per la tutela della biodiversità può venire inoltre dalla tecnologia e dai numerosi ed evoluti strumenti che oggi ci mette a disposizione in ogni ambito della nostra vita. “I droni, per esempio, vengono utilizzati per sorvegliare vaste aree di foresta e prevenire la deforestazione illegale. I satelliti, poi, forniscono dati in tempo reale sulle variazioni degli habitat naturali, permettendo agli scienziati di intervenire tempestivamente”, conclude l’esperto. “Un altro progresso significativo è rappresentato dall'uso dell'Intelligenza Artificiale per analizzare grandi quantità di dati sulla fauna selvatica, che consentono di definirne al meglio lo stato di conservazione. Alcuni algoritmi possono riconoscere in autonomia specie animali dalle immagini raccolte dalle fototrappole o da audio registrati, e identificare eventuali minacce. Anche la biotecnologia sta contribuendo alla conservazione: tecniche come la clonazione e la riproduzione ex-situ (cioè in zoo e acquari) potrebbero aiutare a salvare specie sull'orlo dell'estinzione”.

Fonte: Emiliano Mori, Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri,  emiliano.mori@cnr.it

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