Focus: Casa

Un posto sicuro

Foto di donna che legge sul tetto
di Rita Bugliosi

Quando ci si sente a proprio agio, rilassati e tranquilli si usa l'espressione “sentirsi a casa”. Un modo di dire del quale abbiamo analizzato l'origine e il significato con Antonio Cerasa, neuroscienziato dell'Istituto per la ricerca e l'innovazione biomedica del Cnr

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La casa costituisce uno spazio ricco di significati, fisici ma anche simbolici ed emozionali: è un luogo che ha un importante valore affettivo, nel quale ci sentiamo protetti e dove possiamo essere pienamente noi stessi. Non per nulla è con l'espressione “sentirsi a casa” che si indica uno stato di agio personale e di benessere. “Quella di sentirsi a casa è una sensazione che proviamo nei luoghi in cui avvertiamo una forma di pace interiore rinforzata dalla certezza che le cose importanti - ricordi, foto, oggetti, libri - sono al loro posto, lì dove abbiamo vissuto”, commenta Antonio Cerasa, neuroscienziato dell'Istituto per la ricerca e l'innovazione biomedica (Irib) del Consiglio nazionale delle ricerche. “Ci sono però anche pulsioni diverse. Di solito i giovani, gli adolescenti sentono più il bisogno di esplorare il mondo che quello di legarsi emotivamente a una casa che, anzi, sentono stretta. Può capitare lo stesso anche agli adulti, per esempio a uno dei componenti di una coppia quando insorgono problemi con il partner, oppure se la casa richiama ricordi dolorosi”.

Foto di Uomo disteso sul divano che legge un libro

Per “sentirsi a casa” devono quindi coesistere diversi fattori, utilizzati anche in alcuni percorsi psicoterapeutici per la stabilizzazione emotiva di sintomi traumatici. “È una sensazione complessa, un mix tra appartenenza e protezione, contrapposto al bisogno di esplorare ambienti nuovi e diversi. È la manifestazione adulta di quella fondamentale esperienza provata da bambini chiamata 'posto sicuro'”, conclude Cerasa. “Da bambini, si cerca all'interno della propria casa un luogo segreto dove poter trovare pace e serenità, dove niente di negativo o traumatico possa entrare. Tendiamo poi, crescendo, a dimenticare questo posto magico, che però rimane per sempre dentro di noi e continuiamo a cercarlo inconsciamente per tutto il resto della vita in altri luoghi. Ha una valenza così profonda per lo sviluppo psicologico, del bambino prima e dell'adulto poi, che in psicoterapia viene utilizzato come tecnica immaginativa quando l'individuo si sente sopraffatto da emozioni e sensazioni angoscianti che lo riportano al momento del trauma. Rientrare nel proprio 'posto sicuro' attraverso l'immaginazione permette alla persona di alleviare i sintomi di ansia e angoscia e recuperare uno stato di benessere”.

Fonte: Antonio Cerasa, Istituto per la ricerca e l'innovazione biomedica , email antonio.cerasa@cnr.it -

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