Focus: Anno delle donne

La chimica… roba da ragazze

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di Sandra Fiore

Curiosità, voglia di mettersi in gioco e determinazione: sono i requisiti per riuscire anche in un settore ritenuto per molto tempo appannaggio delle carriere maschili. Al contrario, Lidia Armelao, direttrice di Dipartimento del Cnr, testimonia con il suo lavoro quanti progressi siano stati fatti da quando, giovane studentessa di chimica nella facoltà di scienze dell'Università di Padova, doveva confrontarsi con uno sparuto gruppo di ragazze. Con lei abbiamo parlato anche di geopolitica degli elementi chimici

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"Il cosiddetto 'soffitto di cristallo' può essere infranto con impegno e determinazione, facendo prevalere la forza della ragione, la capacità di dialogo e di inclusione. Non esistono professioni prettamente maschili o femminili, sfatiamo questo luogo comune che ancora oggi rappresenta un ostacolo nella promozione delle Stem (acronimo di Science, Technology, Engineering and Mathematics) presso le studentesse. Per affrontare un percorso di crescita professionale occorre una solida preparazione e la voglia di mettersi in gioco, senza snaturare la propria indole e ricorrere ad atteggiamenti prevaricanti”.  A testimoniarlo è Lidia Armelao, dal primo ottobre 2020 direttore del Dipartimento di chimica e tecnologie dei materiali (Dsctm) del Consiglio nazionale delle ricerche, uno dei sette dipartimenti tematici, che comprende undici Istituti di ricerca sul territorio nazionale, con quasi mille ricercatrici e ricercatori.

Trentina, classe 1965, è direttrice di dipartimento. Con Maria Chiara Carrozza, prima donna al vertice dell'Ente e Daniela Corda, alla guida del Dipartimento di scienze biomediche, Lidia Armelao testimonia un ulteriore passo in avanti verso la parità di genere nei ruoli apicali.

Dal 2014 è stata direttore dell'Istituto di chimica della materia condensata e di tecnologie per l'energia (Icmate) del Cnr di Padova, città nella cui università si è formata e ha insegnato. Nel suo curriculum: una laurea in Chimica industriale, frequenza della Scuola annuale in Ingegneria del vetro e del dottorato in Scienze chimiche. Nel 1996 diventa ricercatore Cnr fino ad arrivare alla qualifica di dirigente, pubblicando numerosi studi.

 “Quando frequentavo il corso di laurea in chimica industriale eravamo solo poche ragazze in classe. Oggi per fortuna la situazione è cambiata e la presenza di studentesse si è notevolmente ampliata anche in ragione del fatto che questa disciplina offre opportunità lavorative in molti settori che riguardano la salute, la sostenibilità, l'energia e l'ambiente, lo sviluppo e l'applicazione di nuovi materiali, il patrimonio culturale, la chimica fine, con un'ampia possibilità di scelta a seconda delle proprie inclinazioni”.

Per Lidia Armelao la passione per la chimica nasce proprio sui banchi di scuola, quando cercava le risposte sul perché di vari fenomeni naturali indispensabili per la vita, come ad esempio la fotosintesi. “La chimica è pervasiva, è definita 'central science' perché connette tante altre discipline. Oggi, ad esempio, nei laboratori si realizzano materiali secondo i principi dell'economia circolare, con caratteristiche tali da poter essere riutilizzati a fine uso rientrando nelle filiere produttive. Tale strategia va nella direzione del rispetto per l'ambiente e del minore sfruttamento delle risorse naturali. Si progettano farmaci innovativi, fertilizzanti mirati e più efficaci, bioplastiche da fonti rinnovabili, tessuti intelligenti, solo per citare alcuni esempi. Ogni giorno, studiando e facendo ricerca mi appassiono continuamente a questa disciplina che è uno strumento straordinario di conoscenza e di innovazione”.

Nel percorso formativo della direttrice non mancano esperienze all'estero, ad esempio il periodo come post-doc all'Università Pierre e Marie Curie di Parigi, all'University of Western Ontario in Canada e in vari laboratori di Luce di sincrotrone negli Stati Uniti. “Uscire da una comfort zone è fondamentale per confrontarsi con altre realtà e crescere professionalmente. I nostri laureati e dottori di ricerca sono sempre molto apprezzati nelle università e istituzioni di ricerca straniere, e riescono spesso ad avere ampie soddisfazioni e riconoscimenti”. Il problema è la fuga dei cervelli, fenomeno che dovrebbe invece trasformarsi in un brain exchange, ossia un flusso equilibrato di ricercatori in entrata e in uscita. “Si dovrebbe dare maggiore valore alla ricerca scientifica, in termini di investimenti, e ai giovani che studiano e vengono formati in Italia”.

Come tutti i Dipartimenti dell'ente, anche il Dsctm guarda alle sfide del futuro poste dalla Cop 26 e dal Pnrr: la parola d'ordine è un progresso che contempli la dimensione etica della scienza e della tecnologia. La chimica è uno degli ambiti fortemente interessati. Cosa sta facendo il Dipartimento in tal senso? “Lavoriamo da tanto tempo, ad esempio, sul tema della salute, delle fonti di energia rinnovabile, dell'idrogeno, della decarbonizzazione, della chimica verde, della valorizzazione di sottoprodotti e di sostanze di origine naturale, del risanamento ambientale di siti contaminati. Cerchiamo di mettere a sistema i risultati di tante attività di ricerca nell'ambito del Pnrr grazie a una importante e consolidata rete di collaborazioni”.

Tra responsabilità di direzione, studi, convegni, eventi istituzionali, Lidia Armelao di tempo libero ne ha davvero poco, e quando può ama viaggiare con lo spirito della ricercatrice. Tant'è che se non avesse fatto questo lavoro, le sarebbe piaciuto occuparsi di cooperazione scientifica. “La scienza è un utile strumento di diplomazia proprio perché è un settore senza confini. Importante è inoltre la geopolitica degli elementi chimici: la disponibilità di materie prime, che possono essere scarse in natura o poco disponibili per motivi politici, può determinare il progresso di un Paese, ma allo stesso tempo anche lo sfruttamento poco etico di risorse e la distruzione di aree del nostro Pianeta. Tutto ciò si riverbera conseguentemente anche nei rapporti tra le nazioni. Le relazioni internazionali dovrebbero tener conto delle cosiddette 5p: people, planet, prosperity, peace, partnership ovvero benessere delle comunità, salvaguardia dell'ambiente e cooperazione oltre i confini geografici".

Fonte: Lidia Armelao, Dipartimento scienze chimiche e tecnologia dei materiali , email lidia.armelao@cnr.it -

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